Legge Pinto: Il diritto all’equa riparazione


Lo Studio Legale Stefanelli & Partners opera con consolidata esperienza in materia di equa riparazione per durata irragionevole dei processi.
Si propone di assistere il cliente in ogni fase del procedimento risarcitorio fino all’effettiva realizzazione del diritto azionato, offrendo la professionalità di un team altamente specializzato.

La situazione giudiziaria in Italia

Quando si subisce l’illegittima compressione di un diritto, la legge impone al sistema giudiziario di porvi immediato rimedio attivando la macchina processuale.

Purtroppo, però, i risultati che dovrebbero tutelare le situazioni giuridiche compromesse diventano spesso inefficaci e tardivi a causa di lungaggini procedurali.

I cittadini restano, di fatto, vittime della giustizia stessa, intrappolati in processi lunghi, estenuanti e quanto mai dispendiosi, con gravi conseguenze economiche e psicologiche.

Ed una giustizia che arriva in ritardo è una negazione della giustizia!


Una concreta opportunità di indennizzo: la legge Pinto

Il diritto ad un giusto e celere procedimento è garantito dalla nostra Carta Costituzionale (art. 111) e dalla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (art. 6). Il principio è inoltre sancito dalla legge n. 89 del 24 marzo del 2001 (c.d. Legge Pinto), che all’art. 2 prevede: “Chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione, ha diritto ad una equa riparazione”.
Il legislatore italiano offre quindi una concreta opportunità di indennizzo ad ogni cittadino coinvolto in un processo civile, penale, amministrativo, pensionistico o militare, protrattosi per un periodo di tempo “irragionevole”.
La giurisprudenza italiana ed europea considera irragionevole un tempo processuale che ecceda:
– 3 anni per il primo grado di giudizio (Tribunale o Giudice di Pace);
2 anni per il secondo grado di giudizio;
– 1 anno per il giudizio di Cassazione.

Le voci di danno risarcibili

Dalla violazione del termine ragionevole del processo può derivare ai soggetti coinvolti un danno patrimoniale (o economico) e/o un danno non patrimoniale (o morale).

La tipologia del danno patrimoniale è soggetta alle ordinarie regole probatorie di cui all’art. 2697 c.c.: grava sulla parte che agisce per ottenere l’equa riparazione l’onere di dimostrare la sussistenza e la quantificazione del danno patrimoniale subito.

Al contrario, il danno non patrimoniale, inteso come danno morale soggettivo, è considerato una conseguenza “normale” della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo, per i disagi e i turbamenti di carattere psicologico che la lesione di tale diritto solitamente provoca nelle persone coinvolte.
Questo tipo di pregiudizio non necessita di prova specifica ed è quello più frequentemente liquidato dalle Corti italiane ed europee.

I presupposti per la richiesta di risarcimento del danno

A prescindere dall’esito della lite e anche in caso di transazione in corso di causa (Cass. 8716/06, Cass. 5398/05), il risarcimento medio liquidato per il ristoro del danno non patrimoniale ammonta a circa € 1.000 / € 1.500 per ogni anno di eccessiva durata del processo. È possibile ottenere un equo indennizzo da irragionevole durata, anche laddove l’eccedenza riguardi frazioni di anno.
Detta somma può aumentare fino a € 2.000 in casi di particolare rilevanza personale (ed es. in tema di diritto di famiglia o stato delle persone, procedimenti pensionistici o penali, cause di lavoro o cause che incidano sulla vita o sulla salute).
A detto importo dovrà poi aggiungersi il ristoro del danno patrimoniale, da valutarsi in riferimento alla fattispecie concreta.

I termini per la presentazione del ricorso

La domanda va proposta dinanzi alla Corte D’Appello del distretto in cui ha sede il giudice competente (clicca) ai sensi dell’art. 11 c.p.p., entro 6 mesi dal passaggio in giudicato del provvedimento che definisce il processo e, in riferimento al procedimento di esecuzione, dal momento in cui il diritto azionato ha trovato effettiva realizzazione.
La domanda può essere proposta anche quando la causa sia ancora in corso.
In questi casi, lo Studio avanza una prima istanza di liquidazione e, qualora il processo non termini entro un periodo di tempo ragionevole, valuta l’opportunità di presentare un secondo ricorso per l’ulteriore “segmento” temporale di irragionevole durata, che darà luogo ad una nuova, integrativa liquidazione.

Documentazione necessaria

Unico documento strettamente necessario al fine di dimostrare la tempestività del ricorso è la copia della sentenza, eventualmente con attestazione del passaggio in giudicato ovvero, se il procedimento è ancora pendente, il certificato di pendenza della lite nel civile e gli esiti di una istanza ex art. 335 c.p.p. per il penale.

Tempi e conclusione del procedimento

Entro quattro mesi dalla presentazione del ricorso, la Corte d’Appello deposita il decreto immediatamente esecutivo, con cui lo Stato Italiano viene condannato a corrispondere al ricorrente l’indennizzo, oltre alle spese legali sostenute.

Costi della procedura

Nel corso del primo incontro con il cliente, Lo Studio Legale Stefanelli & Partners effettuerà delle valutazioni preventive circa l’opportunità di instaurare un giudizio di equa riparazione.
In caso di affidamento dell’incarico, sarà lo Studio ad anticipare tutte le spese necessarie per avviare il giudizio.
Il compenso professionale sarà dovuto soltanto in caso di esito positivo dell’azione giudiziaria, dopo essere stato previamente concordato con il cliente in misura percentuale sulla somma effettivamente recuperata (c.d. patto di quota lite).
Nulla sarà dovuto a titolo di onorari in caso di esito negativo della causa.
Chi ha diritto al gratuito patrocinio, può chiederlo ed ottenerlo anche per i ricorsi per equa riparazione.

Domiciliazioni

Lo Studio Legale Stefanelli & Partners offre agli Illustrissimi colleghi del foro di Napoli, puntuale ed efficiente collaborazione per domiciliazioni Legge-Pinto negli uffici giudiziari di Roma.

 

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